Eh si, 200 milioni sono stati tolti dal F.I.R. (Fondo Indennizzo Risparmiatori). Dopo la prima ripartizione erano avanzati 540 milioni circa. Pare ne verranno redistribuiti 340 milioni e 200 milioni di € non andranno alle vittime danneggiate dalla banche.
Il punto è che la responsabilità non è solo politica, ma di alcune associazione che hanno chiesto una modifica dell’emendamento da noi presentato AL RIBASSO. Noi volevamo la redistribuzione di tutti i residui e la sistemazione delle posizioni con problemi.
Alcune associazioni sono andate a Roma a chiedere modifiche alla politica.
NOI RITENIAMO SIA UNO SCANDALO che associazioni che dovevano tutelare i risparmiatori abbia fatto l’esatto contrario.
Se sei d’accordo, dacci forza, mettendo LIKE , commentando il video nei social dove lo trovi e condividendolo.
Innanzitutto da oggi ogni giorno è buono, dopo il fatidico 31/07/2023, per ricevere il bonifico del +10% del Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR).
La somma da ricevere è del 10% dell’investito, cioè di quello che avete perso (non di quanto avete già ricevuto) per tutti, anche per chi ha aderito alla transazione del 2017 delle 2 banche venete.
Però alziamo i toni perché non capiamo perché qualcuno, appoggiato da qualche politico, sia andato a Roma ad accettare un accordo al RIBASSO.
Se con 144.000 aventi diritto il FIR aveva distribuito il 30%, oggi con 125.000 aventi diritto meno quelli che non hanno percepito nulla, meno quelli che avevano già percepito il massimo percepibile (100.000€), tolti tutti gli obbligazionisti che hanno percepito (non siamo noi a dirlo!) il 95%, si poteva ben percepire un altro 15%. Oppure no?
E invece NO. Qualche associazione è andata a Roma con qualche politico ad accettare un accordo al RIBASSO. Ci danno il 10% e, udite udite, pare avanzino 200milioni di € che non si capire bene dove andranno a finire…
… E C’E’ GENTE CHE E’ ANDATA SUI GIORNALI A DIRE CHE QUESTA SAREBBE UNA VITTORIA?
Sono 8 anni che combattiamo. Avevamo portato a casa 1575milioni dal FIR e 1575milioni devono essere.
Detto questo controllate e diteci quando vi arrivano i bonifici e controllate che sia realmente il 10% di quanto perso, ovvero di quanto avevate investito.
Le recenti modifiche alla legge sui ristori bancari Fir rischiano di restringere la platea degli aventi diritto e di sottrarre duecento milioni alla dotazione del fondo
La nostra associazione negli ultimi sei mesi si è fatta promotrice di un emendamento presso il Ministero dell’economia e delle finanze, il Mef, teso a redistribuire i 540 milioni residui del Fondo indennizzo risparmiatori meglio noto come Fir. Come molti sanno tale fondo è stato istituito con una legge finanziaria dello Stato, la 160 del 27 dicembre 2019 e successive modificazioni, come parziale ristoro per i risparmiatori colpiti a partire dal 2015 dal collasso di alcune banche popolari nel Centro e nel Nord del Paese. A fine giugno di quest’anno abbiamo appreso dai media regionali veneti che una cabina di regia formata da alcune associazioni, alcune anche sconosciute ai risparmiatori, ha chiesto modifiche tecniche sostanziali della legge con l’asserito obiettivo di accorciare tempi e modi per la redistribuzione del residuo.
Veniamo oggi a conoscenza del fatto che le stesse associazioni che avevano plaudito alle modifiche all’emendamento da noi caldeggiato, ora hanno chiesto ad alcuni deputati di presentare un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti al fine di segnalare alcune problematiche di non poco conto sorte in merito alle tempistiche concesse per comunicare, ad esempio, eventuali cambi delle coordinate bancarie, gli Iban, da parte dei beneficiari. Lo stesso dicasi per le nuove incombenze burocratiche necessarie per accedere da parte degli aventi diritto, per l’appunto, alla nuova e ultima fase di redistribuzione delle spettanze. Il tutto ci appare quantomeno bizzarro.
In questo senso infatti ci sentiamo in dovere di segnalare che è dalla nostra assemblea del giorno 8 luglio scorso che denunciamo ritardi da parte di chi sarebbe dovuto intervenire per superare il gap che oggi fa tanto discutere nella gestione del portale informatico realizzato ad hoc dalla società statale Consap per il disbrigo delle pratiche Fir. Più nello specifico denunciammo ed evidenziammo con dovizia di dettaglio la insufficienza dei tempi concessi agli aventi diritto per adempiere rispetto alle nuove incombenze previste dalla norma di recente emendata.
Ancora, è da settimane che andiamo spiegando urbi et orbi che le modifiche apportate al testo dell’emendamento da noi inizialmente caldeggiato, avrebbero avuto effetti deleteri. Il motivo? Perché tali modifiche avrebbero inopinatamente stretto le maglie dell’accesso ai rimborsi a causa della creazione di uno specioso collo di bottiglia i cui effetti sono oggi evidenti. I fatti purtroppo ci stanno dando drammaticamente ragione. Le nostre previsioni si stanno rivelando azzeccate.
E di questo non possiamo certo rallegrarci: i risparmiatori si trovano ad affrontare nuove difficoltà e ulteriori rischi di esclusione, a partire dalle complicazioni dovute alla necessità di segnalare eventuali cambi delle coordinate bancarie dei beneficiari, gli Iban appunto, in una risicatissima finestra temporale che va dal 13 luglio 2023, data in cui tra diversi intoppi, è stato riattivato il portale digitale del Fir, al 31 luglio 2023.
Il tutto peraltro deve avvenire in forma esclusivamente digitale. Il che mette in difficoltà gli anziani e coloro i quali non dispongono di un adeguato accesso al web: sia in termini di connessione, sia in termini di apparecchiature, sia in termini di applicativi digitali. Il tempo sta per scadere e molti risparmiatori sono colti da inquietudini di ogni tipo.
Al fin fine il risultato del pressing politico di queste associazioni si sta dimostrando una iattura: per due motivi. Uno, l’emendamento così modificato rischia realmente di escludere molti risparmiatori dal nuovo riparto. Due, così procedendo si rischia di sottrarre la bellezza 200 milioni, Euro più Euro meno, alla dotazione e alla redistribuzione del fondo, inizialmente alimentato dallo Stato con 1,5 miliardi.
Ora per la testa ci sta frullando un dubbio. Ci domandiamo se le associazioni che tanto si sono prodigate per ottenere dal governo e dal parlamento queste modifiche davvero conoscano i meccanismi del Fir nonché le difficoltà operative che la sua erogazione a famiglie e privati comportano. Siamo perplessi. Anzi siamo allibiti e sbigottiti. Il fatto che coloro i quali tanto hanno spinto per ottenere le modifiche all’emendamento a noi caro, oggi corrano ai ripari caldeggiando una interrogazione parlamentare che è stata indirizzata al Mef dall’onorevole azzurro Pierantonio Zanettin suona a noi come una sardonica beffa.
In buona sostanza chi tanto si è speso perché governo e parlamento modificassero all’istante l’emendamento alla legge da noi caldeggiato, ora sta chiedendo a palazzo Chigi, a Montecitorio e a palazzo Madama di riportare di riportare le lancette dell’orologio normativo al momento in cui la legge si sarebbe potuta virtuosamente cambiare sulla scorta delle nostre richieste. Che senso ha tutto ciò? Siamo su Scherzi a parte? Che senso ha darsi da fare per ottenere il cambio di una legge per poi lamentarsi al fine di ritornare al punto di partenza? Dove diavolo sta la ratio di tutto ciò?
Non è che la condotta delle ultime settimane da parte di alcune associazioni nasconda la necessità di mettere una toppa ai disagi provocati da una politica forse non troppo attenta agli effetti deleteri che le modifiche su una legge che così come l’avevamo concepita noi possono avere sugli aventi diritto?
Ricordiamo a tutti che in passato questi cittadini avevano già dovuto patire le pene dell’inferno a causa de crac di Veneto banca, di Banca popolare di Vicenza e degli altri istituti. Il bailamme di queste settimane è sufficiente a far comprendere a lorsignori dei palazzi che l’emendamento da noi inizialmente caldeggiato alla norma dedicata ai rimborsi Fir avrebbe potuto dar vita ad una buona legge se lasciato così come lo avevamo pensato?
Forse sette anni di battaglie, di palazzetti riempiti col passaparola da migliaia di persone, di manifestazioni di piazza imponenti, di attivismo a 360 gradi, non sono bastati alla politica per comprendere quanto fossero radicate e razionalmente sostenute le nostre istanze? Quale è il corto circuito che ci sfugge? Che cosa è successo in questi mesi all’interno del palazzo?
L’unica cosa certa è che qualcuno in seno al governo, qualcuno del quale all’oggi non ci è dato sapere il nome, ha deciso di dare credito ad alcune associazioni che si sono fatte latrici di una proposta pasticciata che adesso sta dispiegando tutti i suoi effetti negativi. E non accorgersi che questo sarebbe stato l’esito quando chi siede nei ministeri e nelle commissioni parlamentari ha a disposizione funzionari, uffici studi, uffici legali ed expertise di spessore, ci fa pensare a qualcosa di lugubre. In ultimo, questo ennesimo cambiamento tardivo che si affaccia all’orizzonte servirà davvero a qualcosa? Oppure servirà solo a salvare le apparenze?
Luigi Ugone presidente della associazione” Noi che credevamo” nella Banca popolare di Vicenza e in Veneto Banca
Domani, 26/07/2023, per noi, è l’ultimo giorno in ufficio e via email se volete farvi aiutare a fare il cambio IBAN o subentro da eredi presso CONSAP. Siamo in ufficio domani 26/07/2023 in via Zamenhof, 829 a Vicenza dalle 18:00 alle 20:00.
Queste operazioni si possono fare, comunque, entro il 31.07.2023, comunque un tempo ristrettissimo e che farà perdere l’ulteriore rimborso a più di un risparmiatore.
Ascoltate poi alcune delle difficoltà che abbiamo rilevato nella trasmissione dei dati a CONSAP …difficoltà che potevano tranquillamente essere evitate con un po’ di più tempo … e, magari, interpellando chi le cose le doveva poi fare…
ATTENZIONE Per chi non ha potuto venire in ufficio sabato scorso, noi ci saremo anche mercoledì 19 luglio, la sera, dalle 19:00 alle 21:00 con alcuni avvocati per cambio IBAN o subentri da eredi nelle pratiche FIR.
Daremo informazioni a tutti i nostri associati in regola con le quote associative. E’ possibile anche associarsi e rinnovare le quote associative.
IMPORTANTE 1) chi ha ricevuto il rimborso FIR del 30% su un vecchio IBAN e ha poi cambiato IBAN può venire in associazione per fare il cambio IBAN ma deve prima andare in banca a chiedere certificazione del nuovo IBAN datato, timbrato e firmato dalla banca anche se l’ha già comunicato precedentemente a Consap.
2) chi ha ricevuto il rimborso FIR del 30% e poi ha ereditato azioni da parenti deceduti deve comunicare alcuni dati a CONSAP.
Tutto deve essere fatto entro il 31.luglio.2023. A noi sembra una cosa escludente. Però è così.
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